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Un campo di transito e di propaganda

Theresienstadt

Note storiche  

La città fortezza di Terezín fu costruita tra il 1780 e il 1790 come parte del progetto di fortificazione anti-prussiana voluta da Giuseppe II Asburgo-Lorena. Dedicata a sua madre Teresa e ubicata a circa 60 km da Praga, la città è costituita da due strutture principali, la grande fortezza e la piccola fortezza.

Mentre la piccola fortezza acquisì la funzione di prigione di massima sicurezza e, durante la seconda guerra mondiale, quella di carcere della Gestapo, nella grande fortezza risiedevano circa 7000 civili.

Fu tra le mura di quest’ultima che, a seguito dell’invasione tedesca della Cecoslovacchia, avvenuta nel marzo del 1939, venne pianificato l’allestimento del campo di concentramento di Theresienstadt.

Nell’autunno del 1941, i nazisti disposero l’evacuazione degli abitanti di Terezín, le cui case sarebbero state trasformate in baracche dai primi gruppi di uomini deportati da Praga. Queste baracche ospitarono, tra il 1942 e il 1945, un numero di persone cinque-dieci volte superiore ai tempi pre-bellici.

Il campo di Theresienstadt si differenziò dai campi di sterminio per la sua configurazione e per la sua amministrazione autonoma : non vi erano strutture come le camere a gas e la gestione del campo, seppur sotto stretta supervisione dei gerarchi nazisti, era affidata ad un consiglio degli anziani, presieduto da illustri rappresentati delle comunità ebraiche.

La sua finalità principale era legata alla concentrazione e al transito degli ebrei cecoslovacchi e quelli provenienti dai territori circostanti. Chi giungeva a Theresienstadt non era destinato a rimanervi: convogli carichi di persone partivano continuamente per l’Est , dove la cosiddetta “soluzione finale” trovava la sua messa in atto nei campi di sterminio ubicati in Polonia, primo su tutti Auschwitz-Birkenau . Gli ordini di trasporto, la cui assegnazione era ordinata dai naziesti e poi decisa proprio dal consiglio degli anziani, potevano riguardare i prigionieri da un giorno all’altro, costituendo per essi un vero incubo che accompagnava ogni singolo giorno della loro permanenza nel ghetto.

Theresienstadt concentration camp

Le condizioni di vita del campo erano segnate dal sovraffollamento, dal logorante sfruttamento della forza lavoro e dalla carenza di cibo. L’impossibilità di reperire medicinali e il diffondersi di epidemie dovuto alle condizioni igieniche inadeguate, causavano il decesso quotidiano di centinaia di prigionieri, determinando un tasso di mortalità talmente alto da richiedere la costruzione di un crematorio. Nel ghetto di Theresienstadt, solo nel 1942, morirono 16.000 persone. 

Theresienstadt come campo “modello”

Nonostante quella di Theresienstadt fosse una realtà tragica, l’immagine che i Nazisti si impegnarono a mostrare al mondo fu quella di una cittadina idilliaca, in cui gli ebrei potessero vivere serenamente. Questo fu possibile grazie ad un’attenta pianificazione dei minimi dettagli e allo sfruttamento delle personalità illustri che furono concentrate nel campo. 

Nel 1944, su insistenza delle autorità internazionali, che vollero accertarsi delle condizioni degli ebrei deportati, a Theresienstadt fu organizzata  una visita della Croce Rossa internazionale. Per i nazisti si manifestò l’esigenza di camuffare il ghetto affinché apparisse come una normale cittadina, nascondendo gli orrori che caratterizzavano la vita di ciascun detenuto del campo. 

Per questa occasione e per la realizzazione di un film propagandistico dal titolo “Il Führer regala una città agli ebrei”, Terezín fu liberata dalle persone dall’aspetto più provato dagli stenti, che furono immediatamente deportate ad Auschwitz; le strade furono abbellite con tanto di fiori alle finestre e furono inoltre messi in scena momenti pubblici di svago, come la celebre partita di calcio e i concerti svolti per la prima volta su un vero palco.

Proprio per i vantaggi che i nazisti poterono trarne in chiave propagandistica, alle personalità note del settore artistico, letterario e musicale, non fu proibito di proseguire la loro missione creativa, ma, al contrario, fu loro concesso di continuare la loro attività mettendola al servizio della propaganda nazista. 

L’Armata Rossa liberò Theresienstadt l’8 maggio 1945 e trovò solo 17500 persone delle circa 150.000 che vi erano state deportate in circa tre anni.

La produzione musicale nel campo

In un primo momento, i musicisti prigionieri del campo organizzarono le attività musicali in clandestinità. È bene sottolineare infatti che durante i primi mesi di esistenza del ghetto, non vi erano strumenti musicali – se non quelli introdotti segretamente. Potendo contare soltanto sulle loro voci, i primi a riunirsi furono dei gruppi corali, messi insieme da una delle personalità di spicco del campo, il direttore d’orchestra Rafael Schächter. Dato che le attività artistico-culturali non apparvero in nessun modo minacciose agli occhi delle autorità naziste, in seguito fu rilasciata un’autorizzazione ufficiale che consentì la preparazione e la messa in scena di produzioni teatrali, concerti orchestrali, cameristici, jazzistici e di musica popolare. 

Grazie alla presenza di musicisti di notevole talento, a Terezín si potevano ascoltare le opere sinfoniche e da camera dei grandi compositori boemi e moravi come Smetana, Janácek e Suk, ma anche musiche di Mozart, Beethoven, Mahler, Schönberg e Berg.

Anche l’opera ebbe il suo spazio, vennero eseguite infatti Carmen e Tosca così come l’opera di Hans Krasa “Brundibar”, che fu riadattata proprio in quella sede. Famosa fu l’esecuzione del Requiem di Verdi, il cui organico corale dovette adattarsi spesso alla continua scomparsa di parte dei coristi. L’arte, la musica, il teatro divennero veri e propri mezzi di salvezza della propria anima, delle proprie radici e della propria umanità. 

Alcuni musicisti furono esonerati dai lavori forzati e godettero di un  permesso speciale, in quanto membri della “Divisione SvagoFreizeitgestaltung. Le difficoltà oggettive, come la mancanza della carta pentagrammata, non frenarono l’impulso creativo dei compositori del ghetto, che scrivevano la loro musica dopo aver disegnato i pentagrammi sul retro dei fogli dei trasporti. 

Tra di essi vi furono notevoli talenti e eredi di scuole di composizioni europee importanti: Viktor Ullmann, Pavel Haas, Rudolf Karel, Gideon Klein, Hans Krása, Hans Winterberg; Direttori d’orchestra come Karel Ancerl e Rafael Schächter, e musicisti come Alice Herz-Sommer, Edith Kraus e Pavel Lipensky. 

Il film di propaganda  

Agosto 1944 – i nazisti cominciarono la produzione di un film documentario propagandistico chiamato “Terezín: un documentario sul reinsediamento degli ebrei”, ma più comunemente noto come “Il Fuhrer regala una città agli ebrei”. 

I lavori per il camuffamento e abbellimento della città compresero anche la costruzione di un palco nella piazza principale della città. Tra le manifestazioni musicali organizzate per le riprese del film, vi fu l’esecuzione dell’opera per bambini “Brundibar” di Hans Krasa, l’esibizione della jazz-band Ghetto Swingers, e il concerto orchestrale dove vengono eseguite musiche di Pavel Haas e Hans Krasa. 

La partecipazione al film non garantì la salvezza né del regista Kurt Gerron, né dei musicisti coinvolti. La conclusione della produzione si verificò contemporaneamente ad un’intensificazione dei ritmi delle deportazioni ad Auschwitz: nell’ottobre del 1944 la quasi totalità dei musicisti di Theresienstadt fu trasportata verso il campo di sterminio, determinando così una grande e triste perdita per il futuro corso della storia della musica occidentale.